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Un cippo sul Blockhaus per ricordare "I Briganti" e l'Unità d'Italia

La Majella, imponente ed aspra, domina il paesaggio abruzzese e suscita sempre un grande fascino con i suoi ambienti naturali unici e  toccanti testimonianze storiche. Tra queste ultime, una delle più originali è rappresentata dalla "Tavola dei Briganti",un insieme di lastroni calcarei affioranti in quota, sui quali molti pastori e alcuni briganti hanno graffito i loro nomi, le loro storie, i simboli delle loro vite.

La Majella,infatti, con le sue alte pendici, le sue grotte, i profondi valloni e le aspre ed impenetrabili forre, fu per anni  un rifugio per coloro che, per scelta o per necessità, si opponevano alla realizzazione  dell'Unità d'Italia e alle restrizioni impartite a questi territori dal neo Stato italiano. Per contrastare le attività di queste bande, le truppe sabaude, nel 1861, costruirono, in posizione strategica,  sulla cima più alta e nel cuore del territorio-rifugio dei briganti, un avamposto fortificato che all'epoca era chiamato "Blockhaus" (da qui il nome della cima). 
Accadeva, a volte, che i briganti venivano nottetempo ad irridere i soldati piemontesi, incidendo i loro nomi e lasciando i loro messaggi antiunitari proprio a due passi dal fortino.

La più nota e la più interessante è la seguente:
"LEGGETE LA MIA MEMORIA PER I CARI LETTORI. 
NEL 1820 NACQUE VITTORIO EMANUELE II RE D'ITALIA. 
PRIMO IL 60 ERA IL REGNO DEI FIORI 
ORA È IL REGNO DELLA MISERIA"
Non tutte le iscrizioni sono di briganti, anzi la maggior parte di esse riportano nomi, date e luoghi di provenienza dei pastori che in estate frequentavano con le proprie greggi gli alti pascoli della montagna.
Sul pianoro del Blockhaus (a 2.106 metri) è tuttora presente il rudere del fortino in pietra e proprio nei pressi è stato posto un cippo a ricordo degli eventi cruenti fra il neoesercito italiano e i briganti della Majella all'indomani dell'Unità d'Italia.